IL CARNEVALE

Il carnevale tradizionale e le sue maschere

Il periodo del carnevale e' particolarmente sentito a Comelico Superiore, che ogni anno nelle settimane prima della Pasqua si prepara a rinnovare con la consueta vivacità la tradizione della "maskarada".
Il carnevale di Comelico Superiore e' un antico rito popolare che si ripete con allegria e partecipazione da secoli, nonostante i tentativi di soppressione dopo il concilio di Trento; difatti in altre zone del Comelico e del Cadore la tradizione si e' persa.
L'antico rito del travestimento, del percorrere le vie del paese, del ballare fino a notte fonda, sa ancora attirare la gente in strada, muovere anziani e giovani, scatenare l'adrenalina del ballo alle prime note della fisarmonica quando il musicista "tira na vecia".
Le maschere multicolori protagoniste della festa, le cui origini si perdono nei secoli sono il "lachè " e il "matazin": maschere guida fondamentali per la formazione del corteo il cui comportamento ma anche il costume sono rigidamente fissati dalla tradizione.
Sia il lachè , sia il matazin sono maschere prestigiose, raffinate e gentili: portano un copricapo molto alto (calòta) rivestito di velluto, adorno di collane, spille e altri oggetti preziosi, disposti in modo da formare un armonioso disegno.

I nastri di seta e i fazzoletti che si dipartono dalla parte alta del copricapo esplodono a raggiera quando ballano e saltano affacciati verso il cielo mentre la caratteristica polka riempie l'ambiente di note allegre: una musica unica, tramandata oralmente non si sa da quanto tempo.
Così si apre la mascherata: in testa il matazin e il lachè che aprono la sfilata di primo mattino insieme alla musica ed ai pagliacci (paiàzi), facendo il giro del paese per raccogliere le maschere nel corteo, continuando a ballare e saltare senza mai fermarsi fino a quando arriva la danza dedicata solo a loro: la "vecia dal matazin". Essi si avvicinano, si allontanano, eseguono un salto, si prendono e volteggiano, per lasciarsi e ritrovarsi ancora. Quasi un rito nuziale, comunque propiziatorio, per immettere nel bianco dell'inverno i colori della futura primavera.
Assieme ai matazin e lachè troviamo anche la matazèra che ha un origine molto più recente: e' nata nel 1953 a Candide creata dalla famiglia Alfarè Lovo: lo scopo era quello di creare un'alternativa al matazin, una controparte povera ed ordinaria. Anche la matazèra si muove sempre a passo di danza o saltellando al ritmo della stessa musica del matazin ma viene posizionata davanti alle maschere "da vecchia", mentre davanti alle maschere "da bella" troviamo il nostro instancabile matazin. Così la matazèra e' vestita similmente al matazin ma con materiali più poveri, colori più scuri, cravatte al posto dei nastri colorati, pasta e tappi al posto dei gioielli.