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15 COMELICO SUPERIORE / Padola

Chiesa di San Luca

  • Cesare Vecellio: San Silvestro papa (1582)

 

16 COMELICO SUPERIORE / Candide

Chiesa di Santa Maria Assunta

  • Francesco Vecellio: Sant’Andrea e San Giovanni Battista; Ma- donna con Bambino (metà circa del XVI sec.)
 
 
 
 
 
Autoritratto di Tiziano (1562)

Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1480/1485[1]Venezia, 27 agosto 1576) è stato un pittore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia.

Artista innovatore e poliedrico, maestro con Giorgione del colore tonale[2], Tiziano Vecellio fu uno dei pochi pittori italiani titolari di una vera e propria azienda, accorto imprenditore della bottega oltre che della sua personale produzione[3], direttamente a contatto con i potenti dell'epoca, suoi maggiori committenti[4]. Il rinnovamento della pittura di cui fu autore, si basò, in alternativa al michelangiolesco «primato del disegno», sull'uso personalissimo del colore[5]. Tiziano usò la forza espressiva del colore materico e poi, entrando nella piena maturità, abbandonò la spazialità bilanciata, il carattere solare e fastoso del colore del Rinascimento, assumendo il dinamismo proprio del manierismo e giocando con libertà nelle variazioni cromatiche in cui il colore era reso "più duttile, più sensibile agli effetti della luce".[6]

Biografia [modifica]

La casa di Tiziano a Pieve di Cadore

Origini [modifica]

Sicuramente Tiziano nacque a Pieve di Cadore, cittadina dolomitica ai confini dei domini della Serenissima, da una famiglia nota e agiata, dedita per generazioni al giureconsulto ed all'amministrazione locale: il capostipite Tommaso, notaio, vi si era trasferito dalla seconda metà del Duecento[7]. Tiziano era il secondogenito del notaio Gregorio Vecellio e di sua moglie Lucia, su un totale di cinque figli, due maschi e tre femmine[8].

La questione della data di nascita [modifica]

Nonostante la relativa ricchezza di fonti su Tiziano a disposizione, è sconosciuta la data di nascita: non è una questione astratta, ma conoscere almeno l'anno di nascita significa anche, evidentemente, stabilire quando Tiziano ha potuto cominciare a dipingere, e quando, verosimilmente, ha iniziato a staccarsi dallo stile dei maestri, e così via[9]. Una ormai solida tradizione poneva la data di nascita tra il 1473 e il 1490; l'atto di morte, redatto nel 1576, registra un'età di 103 anni, e dunque l'anno di nascita sarebbe il 1473, ma la preferenza dei più si coagulava intorno al 1477[7]: questa ipotesi era basata in particolare sulla lettera[10] scritta da Tiziano a Filippo II il 1º agosto 1571, nella quale l'artista afferma di avere novantacinque anni[11]. Ma oggi si è inclini a pensare che lo stesso Tiziano possa aver falsificato apposta la propria età[9], poiché, reclamando un proprio credito nei confronti del re per alcuni dipinti,[12] potrebbe essersi aumentato gli anni per impietosire l'illustre committente[7].

La critica moderna[7] aveva invece assestato il dato della nascita tra il 1488 e il 1490[13], sulla base del Dialogo della pittura di Ludovico Dolce, in cui si afferma che, all'epoca dei perduti affreschi al Fondaco dei Tedeschi, eseguiti con Giorgione nel 1508, Tiziano non arrivava a vent'anni[9]; tale dato appare confermato, seppure contraddittoriamente, da Vasari, il quale affermò che Tiziano era nato nel 1480 e che non aveva più di diciott'anni quando iniziò a dipingere alla maniera di Giorgione[14], e che tuttavia ne aveva circa settantasei nel 1566, quindi slittando in avanti di dieci anni[15]. Ovviamente, a parte le contraddizioni di Vasari, che comunque prendeva le sue informazioni dal Dolce, quest'ultimo avrebbe potuto abbassargli l'età per farlo apparire più giovane: essendogli amico e tessendone spesso l'apologia nella sua opera, voleva probabilmente farlo apparire più precoce[9].

Recentemente è stata avanzata un'ipotesi intermedia secondo la quale la data di nascita di Tiziano sarebbe compresa tra il 1480 e il 1485[16]. La plausibilità di questa asserzione è basata sullo studio delle prime opere di Tiziano e sul fatto che non si conoscerebbero lavori possibili di Tiziano databili prima del 1506[17].

Un dipinto in questo senso illuminante è Jacopo Pesaro presentato a san Pietro da papa Alessandro VI, opera votiva eseguita per celebrare la vittoria della flotta veneziana e papale di Santa Maura sui Turchi del 28 giugno 1502[18]. Già ascritto tradizionalmente al 1508-1512, una rilettura più approfondita ne ha anticipato la datazione al 1503-1506, facendone il primo lavoro noto dell'artista. Il committente infatti, comandante delle forze cristiane a cui il dipinto è dedicato, dovette richiedere la pala subito dopo la battaglia e comunque prima del 1503, anno della morte del pontefice promotore dell'impresa, che subì subito dopo una sorta di damnatio memoriae[19]. Il Pesaro comunque non fece ritorno a Venezia prima del 1506, anno probabile della consegna[20].

Il dipinto stesso suggerisce stilisticamente l'attività di un artista giovane, ancora in bilico tra più maestri: la figura del papa Alessandro VI ha i modi un po' antiquati della pittura di Gentile Bellini, prima figura di riferimento di Tiziano; il san Pietro ha invece le caratteristiche di approfondimento psicologico proprie del secondo maestro di Tiziano, Giovanni Bellini, all'epoca nume tutelare della pittura veneta, e quindi probabilmente la sua fattura è posteriore di alcuni mesi[19]. Tuttavia è il terzo ritratto, quello del Pesaro, a colpire maggiormente, perché è inconfutabilmente Tiziano, fin d'ora del tutto consapevole del suo stile, dando un primo assaggio della pienezza della sua arte[20]. A poco meno di vent'anni quindi, Tiziano doveva essere in grado di accaparrarsi a Venezia una commissione prestigiosa[18].

Formazione (1490-1510) [modifica]

Secondo la tradizione, a dieci anni Tiziano iniziò a manifestare il proprio talento, primo nella sua famiglia a dimostrare un'inclinazione artistica:

« [...] digiuno di qualunque nozione elementare del disegno, essendo ancora fanciullo, sul muro della casa paterna effigiò l'immagine di Nostra Donna (la Madonna), valendosi per colorirla del succo spremuto dalle erbe e dai fiori: e tale fu lo stupore, che destò quella primizia del suo genio pittorico, che il padre stabilì di mandarlo col figlio maggiore Francesco a Venezia presso il fratello Antonio, affinché apprendesse le lettere e il disegno »
(Francesco Beltrame, Cenni illustrativi sul monumento a Tiziano Vecellio, aggiuntevi la vita dello stesso.[21])

Ancora bambino, quindi, lasciò il Cadore con il fratello maggiore Francesco e si stabilì a Venezia, dove lo zio Antonio ricopriva una carica pubblica. Il mosaicista Sebastiano Zuccato insegnò ai ragazzi i primi rudimenti tecnici; mentre Francesco, però, orientò i suoi interessi verso l'imprenditoria e la vita militare, Tiziano venne messo a bottega da Gentile Bellini, pittore ufficiale della Serenissima[22]. Probabilmente alla morte del maestro, avvenuta nel 1507, il giovanotto passò a collaborare con Giovanni Bellini, subentrato al fratello anche nel ruolo di pittore ufficiale[23].

Venezia al tempo di Tiziano [modifica]

Quando, sul finire del Quattrocento, il giovane Vecellio arrivò nella città lagunare, questa si trovava in uno dei suoi periodi più prosperi[18]. Città tra le più popolose d'Europa, dominava i commerci del Mediterraneo[24], avendo annesso, nel 1489 dopo la vicenda che coinvolse Caterina Cornaro, anche Cipro[25]. La via delle Indie era però ormai aperta e quindi progressivamente il Mediterraneo andava perdendo d'importanza, inoltre i Turchi incalzavano sempre più minacciosi, conquistando Negroponte nel 1470 e Scutari nel 1479[26].

Ma proprio le prime avvisaglie di tali minacce mostravano la saldezza dell'impero. Il ricco patriziato veneziano era sempre meno legato al mare e sempre di più alla terraferma, grazie alle campagne militari in Italia. I rischi crescenti dei traffici marini, infatti, spingevano molti a investire nell'acquisto di terre e nella costruzione di palazzi, piuttosto che nell'armo delle navi. La vita diventava più comoda e sicura, probabilmente più raffinata[27]. I domini di terraferma, fino a Brescia e Bergamo, vennero sviluppati e rafforzati, non senza polemiche interne, incrementando le attività agricole[18]. Venezia fu descritta dai contemporanei come il regno dell'opulenza: «di tutto – e sia qual si voglia – se ne trova abbondantemente»[28].

Anche la vita culturale si rinnovava. Aldo Manuzio ne fece la capitale dell'editoria italiana e dell'umanesimo più raffinato, mentre le antichità classiche venivano ricercate, studiate, mostrate nei nobili palazzi della laguna[29]. La tradizionale indipendenza dalla Santa Sede attirava intellettuali, artisti e vari perseguitati, desiderosi di poter esprimere liberamente le proprie idee. Vi giunsero così, tra i molti, anche Leonardo, nel 1500, Dürer, nel 1494-1495 e poi nel 1505-1506, e Michelangelo, una prima volta nel 1494[30].

Tiziano s'imbevette di questa cultura, oltre che del neoplatonismo[31]. Artisticamente i suoi «maestri», oltre ai citati Gentile e Giovanni Bellini, coi quali lavorò a bottega, furono gli artisti attivi in quel momento a Venezia: Carpaccio, Cima da Conegliano, i giovani Lorenzo Lotto e Sebastiano Luciani, che sarà poi detto del Piombo, e poi, naturalmente, Giorgio da Castelfranco[30].

L'incontro con Giorgione [modifica]

I debiti del giovane Tiziano sono stati in gran parte ridimensionati dalla critica recente, riconoscendo piuttosto una pluralità di influenze importanti nella formazione del suo stile, come evidente nella pala per Jacopo Pesaro del 1503. L'incontro con Giorgione dovette risalire a non molto prima del 1508, quando i due collaborarono alla decorazione esterna del nuovo Fondaco dei Tedeschi, ricostruito dopo l'incendio del 1505[23].

Di solito viene ricordata, a questo proposito, la versione di Dolce: il contratto prevedeva che venissero affrescate due facciate. Giorgione riservò per sé la principale, sul Canal Grande, mentre quella verso le Mercerie, su uno stretto vicolo, venne assegnata al giovane pittore[32]. Vasari invece afferma che Tiziano si mise all'opera dopo che Giorgione aveva già completato il suo lavoro[33].

In ogni caso, nulla rimane di queste opere se non pochi frammenti alla Galleria Franchetti alla Ca' d'Oro e una serie di incisioni di Anton Maria Zanetti[34] che li ha raffigurati due secoli dopo[35].

L'ipotesi di un vero e proprio alunnato di Tiziano, e con lui di Sebastiano Luciani, presso Giorgione deriva dalle notizie di Vasari, che però più di una volta, per esigenze di continuità letteraria nella sua opera, ha troppo enfatizzato (se non inventato di sana pianta) tali rapporti tra artisti. In realtà nessuna delle fonti contemporanee veneziane parla di una bottega, una scuola o allievi di Giorgione. Una deduzione comune, legata anche a considerazioni stilistiche e iconologiche, lega il nome del giovane Tiziano a opere di gusto giorgionesco possibilmente lasciate incomplete alla morte del pittore, quali il Concerto campestre, il Cristo portacroce di San Rocco, il Concerto di Palazzo Pitti[36], anche se non mancano tuttavia autorevoli opinioni contrarie[37].

Oggi si tende a considerare il rapporto tra i due pittori come un confronto alla pari di idee creative, piuttosto che un tradizionale scambio maestro-discepolo[17]. Agli accordi tonali che compongono l'olimpica serenità contemplativa, a volte enigmatica, di Giorgione, si contrappone la vivacità coloristica che anima il gesto drammatico del giovane Tiziano[38]. Per Giorgione infatti l'arte non narra azioni, non imita il reale: essa sviluppa il rapporto con la natura e con le altre arti, come la musica[39]. Pure il giovane Tiziano è convertito a questa forma teologico-filosofica, anche se i risultati furono alla fine molto diversi, perché evidentemente diverse erano le personalità[40].

Le attribuzioni contese [modifica]

I ritratti di Tiziano in questo periodo (il cosiddetto Ariosto, la Schiavona, il Gentiluomo con un libro) vennero eseguiti con uno stile talmente vicino a quello di Giorgione che lo stesso Vasari ammise di essere stato tratto in inganno, rafforzando l'ipotesi di un «alunnato» del cadorino presso Giorgione[14]. Gradualmente in queste opere si vede come l'artista cercò di superare il diaframma tra effigiato e spettatore (spesso costituito da un parapetto), all'insegna di un contatto più diretto e di una visione più reale, in cui i protagonisti sono animati da sentimenti tratteggiati con acutezza e vigore[35].

Sicuro è che comunque Tiziano portò a termine la Venere di Dresda, realizzata da Giorgione per le nozze di Gerolamo Marcello con Morosina Pisani[41]; probabilmente, però, Tiziano fu chiamato a modificare il dipinto perché ritenuto troppo idealizzato, non adatto all'occasione matrimoniale: allora Tiziano inserì particolari che – come il morbido panneggio su cui posa il corpo nudo di Venere – accentuano l'erotismo della rappresentazione[42].

Ben presto comunque l'artista trovò una sua autonoma strada, evitando i simboli e le allusioni del collega e rappresentando la bellezza come pienezza della forma (al pari di Giorgione), ma anche, drammaticamente, come azione[35].

Primi lavori autonomi (1511-1516) [modifica]

Gli scarsi resti degli affreschi del Fondaco dei Tedeschi, prima commissione pubblica affidata a Tiziano, non ci permettono di giudicare appieno il valore artistico delle opere, anche se dalle testimonianze giunte fino a noi è possibile comprenderne il significato storico e politico[32]. Mentre la parte di Giorgione svolgeva un tema astrologico, in quella di Tiziano (come la Giustizia/Giuditta) è facile cogliere un contenuto di grande attualità per l'epoca: la grande figura femminile che sguaina la spada di fronte a un soldato imperiale è una palese allegoria di Venezia minacciata dallo straniero[35]. Nel 1508 anche l'imperatore Massimiliano aveva aderito alla Lega di Cambrai, che vedeva uniti il Papa, la Spagna, la Francia e alcuni stati italiani contro la Repubblica e non era quindi un caso che tale guerresco affresco si trovasse sulla facciata della residenza dei tedeschi, della stessa nazionalità, cioè, di colui che minacciava l'esistenza stessa della Serenissima[35]. Illuminante è anche il confronto artistico tra i frammenti superstiti degli affreschi dei due pittori: se la Nuda di Giorgione è aulicamente posta in una nicchia, la Giustizia di Tiziano si muove dinamica nello spazio, con ampie pose e scorci arditi[43].